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venerdì 26 luglio 2013

Luoghi dimenticati: Lucardo e il suo Marzolino


Il Borgo medievale di Lucardo dista 7 km da Montespertoli (Firenze) di cui è frazione, su una collina tra la Valdelsa e la Val di Pesa, fondato probabilmente su un insediamento etrusco e rappresenta uno dei luoghi più antichi del territorio di Montespertoli.

Le prime notizie del castello di Lucardo si hanno a partire dall'VIII secolo. Secondo Emanuele Repetti il suo nome deriverebbe da locus arduus ma secondo altre fonti sarebbe una derivazione del tedesco Leocard o Liucard. Molte pergamene antiche parlano di Lucardo. Il paese è celebre anche per la quantità di testacei fossili marini rinchiusi nel terreno tufaceo e marnoso, e per essere stato il primoa fornire rapporto su questo argomento al Boccaccio nelle opere del “Filocolo”, “De Fluminibus” ecc.


L'abitato è diviso in due parti; il castello o Lucardo alto e il borgo o Lucardo basso. Lucardo presenta ancora l'unica porta di accesso al borgo; si tratta di una porta ad arco a tutto sesto, sopra il cui architrave è murato lo stemma della famiglia Lucardesi, che in epoca medicea ebbero una sorta di signoria feudale sul castello. La struttura del borgo presenta ancora i tratti del castello fortificato, racchiuso entro le mura perimetrali che inglobano le abitazioni odierne. Al suo interno è situata la Chiesa di San Martino e San Giusto risalente al 1093.

Come nel passato le tradizioni agricole sono ancora ben radicate nella popolazione. A Lucardo viene ancora prodotto il tradizionale formaggio “marzolino di Lucardo”, mentre la coltivazione della vite e dell'olivo costituisce ancora oggi la principale risorsa economica per gli abitanti della zona con la produzione di buoni vini.

Marzolino di Lucardo


Il Marzolino di Lucardo o Pecorino di Lucardo trae il proprio nome dalla zona in cui originariamente veniva prodotto. È un formaggio di latte di pecora, la cui lunga ed elaborata lavorazione, condotta principalmente da donne, è attestata da prima del XVII secolo e caduta in disuso nei secoli avvenire tanto che fino a qualche anno fa non esisteva produzione. Si tratta di un pecorino estremamente raffinato, la cui maggiore particolarità risiede nell'utilizzazione nella propria manifattura di fiori di cardo essiccato (detto presura) come caglio vegetale.

È un formaggio di latte ovino dal peso di circa 1 Kg e di colore bianco latte nel formaggio fresco, giallo paglierino nel formaggio stagionato a 6 mesi. Tale formaggio ha una forma ovale/tronco conica (storicamente si parlava anche di forma tonda) e la messa in forma viene effettuata utilizzando un panno in lino appeso. Il prodotto fresco presenta una pasta tenera e burrosa leggermente occhiata con un leggero sentore di erbe nel retrogusto. Nel prodotto stagionato a 6 mesi è presente un'occhiatura non abbondante e la pasta è compatta ma non secca nè dura dal profumo di fieno e paglia, erbe mediterrranee e con lunga persistenza gustativa con leggere componenti amare.

La qualità e la bontà del Marzolino di Lucardo erano famose ben oltre i confini del Granducato di Toscana ed apprezzate dai grandi Papi e personaggi importanti. Infatti, per la sua grande qualità tanto apprezzata, il prezzo di questo formaggio, alla fine de XVIII secolo, superò quasi del doppio quello di altri stimati formaggi.
La sua manifattura era operata esclusivamente dalle donne che la consideravano come in conto di dote per facilitare l'accasamento. Inoltre, la produzione di questo pecorino era molto affermata nell'area fra Castelfiorentino e Lucardo durante il XVIII secolo perché era legato ad una dimensione dell'allevamento ovino fatta da piccoli greggi, i cui prodotti erano principalmente lana e formaggio, diffusi nel territorio e che molto raramente superavano le dimensioni di 100 capi.


"Questo borgo trasuda di poesia e di storia, ma non ha mai avuto il giusto riconoscimento dalla comunità locale, mentre e' apprezzato dagli storici e dai pochi residenti che hanno lottato anche per il restauro dell'arco antichissimo che stava franando avvinto dalle radici di un'edera secolare. Pensate, addirittura sulla cima dell'arco era cresciuto un cipresso......Con La Sovraintendenza delle belle arti, il comune e tanto amore abbiamo contribuito economicamente alla sua sopravvivenza... Lucardo è poesia pura e estasi per il panorama sconvolgente che si offre da lassù e se si chiudono gli occhi si puo' sentire la voce del vento e degli uccelli come mai non si sentono altrove. Il pozzo e' del 1200 e c'e' anche il forno a legna originale che e' stato restaurato cosi' come il selciato a di cotto vecchissimo. Se entri a Lucardo ti catapulti in un passato dove lo ha visto come fortezza di guerra, poi come residenza signorile e infine come borgo rurale, ma sotto la sua pelle la storia urla giustizia."
Rosalba Mangone



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